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Monastero Della Visitazione SM Treviso

Brevi note sulla vita e la storia del Monastero della Visitazione Santa Maria di Treviso.

La chiesa e il Monastero


Si attingono molte notizie dal volume " Il secondo MonasteInterno della chiesa dedicata al S. Cuorero della Visitazione"
del Beato Andrea Giacinto Longhin Vescovo di Treviso che accolse nella sua Diocesi le Visitandine provenienti da Venezia.
Inizi
Siamo nel 1615, la Madre Giovanna Francesca di Chantal, il 25 gennaio, confortata dalla benedizione del grande Vescovo di Ginevra, San Francesco di Sales, parte da Annecy con quattro Suore per fondare a Lione, in Francia, il secondo Monastero della Visitazione.
La casa fu aperta sotto il titolo di Santa Maria di Bellecourt, e subito divenne meta sospirata di anime elette, le quali, nauseate del mondo, anelanti alle nozzdello Sposo celeste, santificarono per lo spazio di quasi 200 anni quell'asilo di pace, vittime volontarie di espiazione per i peccati del mondo, esempio luminoso e vivente di chiare virtù.
Quello però che in modo speciale rese celeberrimo questo monastero fu il tesoro preziosissimo, che la divina Provvidenza gli affidò in custodia.
Nel 1622 Francesco di Sales passava per Lione e, conforme al suo costume, rifiutando le offerte di splendidi alloggi, venne a chiedere ospitalità presso la Visitazione di Bellecourt, scegliendo per sua dimora una povera cameretta nella casa del giardiniere del Monastero.
Colto da gravissimo malore qui vi moriva, il 28 dicembre 1622. Le venerate spoglie furono cedute ad Annecy, ma il cuore fu lasciato a Lione, custodito dalle figlie predilette, alle quali, nella persona della loro Superiora, la madre Maria-Amata di Blonay, Francesco, poco prima di morire, quasi profetando, aveva detto: "Vi lascio il mio spirito e il mio cuore".
Queste parole, nel corso dei secoli, non furono mai dimenticate: La rivoluzione potè costringere le Visitandine di Bellecourt ad emigrare dalla patria, ma non potè strappare loro il cuore del Padre.
Reliquiario nel quale si conserva il cuore incorrotto di S. Francesco di SalesFuggite a Mantova, tra sofferenze e peripezie incredibili, travestite in abiti civili e divise in vari gruppi per non essere riconosciute, da Mantova di nuovo fuggitive di fronte ai francesi che avanzavano, e pellegrinanti in varie città dell'Austria, riparate finalmente a Venezia, esse non hanno abbandonato l'insigne Reliquia, che anzi, nelle dure prove a cui furono esposte, fra gli stessi pericoli della vita, la guardavano sempre come il loro più soave conforto e il pegno più sicuro di celeste protezione.
Ma stralciamo a questo punto una pagina storica che la fedele cronista di quegli anni ci tramanda, dalla quale possiamo un poco comprendere a quali vicissitudini la comunità è stata sottoposta.
"... Sopra gli Ordini religiosi si scatenò con particolare violenza il turbine rivoluzionario, e ben presto una serie di decreti rese impossibile ogni soggiorno claustrale. Il primo di questi portava la sospensione per tutta la Francia dei voti religiosi, e fu notificato al Monastero della Visitazione di Bellecourt il 17 novembre 1789, proprio alla vigilia di quel triduo che le Visitandine usano premettere alla solenne rinnovazione di essi.
La Superiora, suor Maria Girolama Vérot, donna di alti sensi e di rara prudenza, non volendo Nicchia con il Reliquiario del cuore incorrotto di S. Francesco di Sales che si conserva in un altare a lui dedicato nella chiesa del monasteroturbare la pace di quel santo ritiro, differì la lettura del decreto fino al giorno dopo la festa della Presentazione; ma quando all'indomani le Suore appresero la funesta notizia, la costernazione fu grande.....
I rivoluzionari, persuasi che la maggior parte delle Religiose ignorassero le nuove disposizioni, che riguardavano la loro sorte, ordinarono alla municipalità di mandare in ciascun monastero degli ufficiali per leggere il decreto dinanzi alle comunità riunite e ricevere insieme le dichiarazioni di ogni singola sorella....
Frattanto un nuovo decreto incaricava gli ufficiali dei municipi di rinnovare nei monasteri l'elezione delle Superiore e delle econome. Lo scopo era evidente: si voleva gettare lo scompiglio nelle comunità religiose. Per somma sventura i membri del Consiglio municipale di Lione, sia per paura, sia per delicatezza di coscienza, avevano dato in gran parte le loro dimissioni, e furono sostituiti da uomini venduti al partito dominante dell'Assemblea nazionale.
A capo di costoro, nel gennaio 1791, si presentò al monastero delle nostre Suore il famoso Rolland, il più ardente fautore delle idee rivoluzionarie in Lione. Egli fece subire a ciascuna religiosa un nuovo interrogatorio, però con suo grande dispetto dovette constatare che neppure una vacillava nella sua vocazione. All'appello mancava una santa anziana, suor Maria Anna Serafica, e la Superiora, giustificando l'assenza, dovette confessare d'aver lasciato questa veneranda religiosa nella completa ignoranza del decreto.
Scorcio del Monastero visto dal chiostroAgli occhi di Rolland questo fu un delitto enorme: si ebbe un bel dipingere le tristissime condizioni della povera anziana, l'estrema sensibilità del suo animo, il serio pericolo di affrettarne la morte con una notizia così funesta; egli era troppo fedele cittadino per arrestarsi a simili scrupoli.
Malgrado le più vive istanze di tutte le Suore, si disponeva a leggere alla povera ammalata il decreto e a sentire dalla sua bocca se voleva rimanere nel monastero od uscirne, quando ad un tratto l'infermiera in lacrime venne a gettarsi ai suoi piedi dicendogli: "Di grazia, signore, salvateci la nostra buona anziana... La sua vita è nelle vostre mani; voi sarete il suo carnefice se non cedete alle nostre suppliche".
" A questo atto, scrive la madre Vérot, il filosofo fu vinto; acconsentì a vederla in compagnia nostra: lo accompagnai all'infermeria con gli altri suoi colleghi, prendendo io stessa la parola:
"Ecco, sorella mia, dissi, questo signore viene a farvi visita, e desidera sapere se siete contenta" "Sì, sì, rispose, non vi è che una sola persona di cui sono malcontenta".
Queste parole fecero credere a Roland d'aver in pugno la deposizione che cercava. Ed io replicai: " E questa persona è forse la vostra Superiora?".
Ella mi abbracciò dicendo: "Oh! No davvero...." E di chi dunque, ripresi, siete malcontenta? Bisogna dichiararlo a questo signore". "Ah, signore, esclamò, è di me stessa! Sono già sessantadue anni che vivo in religione, e non ho ancora amato Dio come vorrei. Ah! Se si conoscesse la felicità della vita religiosa, nessuno rimarrebbe nel mondo: è il maggiore di tutti i beni". Roland si volse, e alzando le mani esclamò: "Quanta virtù! Quanta virtù!... e da quell'istante divenne più trattabile".
L'elezione della Superiora si fece in un attimo. La madre Maria Gerolama Vérot fu rieletta ad unanimità di voti. Quando Rolland ebbe pronunciato il suo nome, tutte le suore si gettarono ai piedi di lei. Che in preda alla più viva commozione le bagnava con le sue lacrime. A tale spettacolo i signori ufficiali non poterono a meno di intenerirsi, e ritirandosi dicevano: " Voi ammansireste le tigri!".
Questa è solo una pagina delle molte altre che riportano avvenimenti e sofferenze, per non dire tragedie,che accompagnarono la vita e la fuga dalla Francia della comunità.
DChiostro dedicato a Mariaovettero infatti fuggire, a piccoli gruppi e travestite in abiti secolari, sfidando pericoli e sofferenze senza numero, fidando nella Provvidenza e portando con loro il Cuore di San Francesco di Sales, si ricomposero sempre in comunità orante, prima in Italia a Mantova, poi, sempre fuggendo davanti ai Francesi che avanzavano, in Boemia a Krumau, quindi a Vienna, infine a Venezia, dove trovarono asilo e pace per un secolo intero.
Dopo i cento anni trascorsi a Venezia nella pace claustrale, un nuovo sacrificio ben grande si prospetta: le leggi del Demanio incamerarono i beni della comunità e quindi espropriavano le Visitandine dei loro averi, ed esse dovevano cercarsi un nuovo asilo. Nel frattempo veniva eletto Papa il loro amato Patriarca, Giuseppe Sarto, con il nome di Pio X, che a Venezia le aveva seguite con amore di vero padre. Non trovando a Venezia dove far trasferire le sue amate Visitandine, Egli stesso pensò alla soluzione; comprassero un terreno a Treviso, in località Alle Corti, e lì fabbricassero il loro nuovo Monastero; qui arrivò il Cuore del Santo Fondatore con tutta la Comunità, che giunse a vari gruppi a Treviso, ultimo dei quali vi giunse il 16 aprile 1913: questo ultimo gruppo era guidato dalla madre Maria Enrichetta Coletti, che portava il tesoro più grande che possedevano, il Cuore del "Beato Padre".
Accolte dal Vescovo di Treviso, oggi Beato, Andrea Giacinto Longhin, le sorelle non ebbero a rimpiangere l'amorevole cura che di loro ebbe il Patriarca, ora Papa Pio x, perché il Vescovo Longhin fu per loro più che Padre.
Il Cuore del Santo Fondatore ritrovò a Treviso la venerazione della quale dovunque fu circondato. Intanto una nuova aureola veniva conferita al nostro Santo Fondatore da S.S. Pio XI, che lo dichiarava protettore degli scrittori cattolici il 26 gennaio 1923....
Raimondo Manzini e i migliori giornalisti, solleciti di rispondere ai desideri del Papa, organizzarono un'imponente convegno a raggio nazionale presso il cuore del Santo: questo si effettuò il 30 luglio 1923, sotto la presidenza di S.Ecc. mons. Longhin. ( Per inciso, non potrebbe essere una esperienza da ripetere dall'Ordine dei giornalisti nell'anno 2010; quarto centenario della fondazione dell'Ordine della Visitazione? -6 giugno 1610 - 6 giugno 2010?).

La vita delle Religiose alle Corti oggi

Nella preghiera, nel silenzio, nel sacrificio, nel lavoro, prosegue tuttora la nostra bella vita contemplativa tutta tesa alla perfezione evangelica, secondo la direttiva del nostro Santo Fondatore: " che tutta la loro vitae gli esercizi siano per unirsi con Dio, per aiutare con preghiere e buoni esempi la santa Chiesa e la salvezza del prossimo. Per questo, nulla devono tanto desiderare quanto di essere talmente virtuose che il loro buon odore, salendo gradito a Dio, si spanda nel cuore dei fedeli"(Direttorio spirituale).
Una vita quindi pienamente apostolica e che troviamo molto conforme e appropriata anche alle esigenze dei nostri tempi del Concilio Ecumenico Vaticano H.
La Visitazione non è sorpassata: è aperta a tutte le vicende umane per presentarle a Dio. Esprime la sua missione anche nel nome,che ricorda al vivo il mistero della Vergine Madre ad Ain Karim, e che è mistero di carità. Portare Gesù al mondo, nascostamente.
E' un'accolta di "figlie evangeliche", come ci chiama la Santa Fondatrice: povere o ricche, colte e no, giovani o anziane, fisicamente perfette o meno, gracili o robuste, esse si fondono e si completano.
Si realizza così l'accordo perfetto, l'assistenza fraterna e premurosa dei cuori e la pace più profonda.
Lo spirito dei nostri santi Fondatori rimane vivo e attuale, nonostante il trascorrere dei secoli e le molte vicende avverse.
Cammina con la Chiesa, al passo del suo Fondatore, dichiarato ancor oggi il più moderno e attuale dei Santi.
La fedeltà allo spirito dei nostri Santi è una grazia che attribuiamo molto alla presenza tra noi del benedetto cuore, a cui nella promessa del Santo è legato il suo spirito. Questo spirito ci aiutò nell'autentico rinnovamento chiesto dal Concilio: non novità, ma "Ritorno alle sorgenti"( Cost. ,Perfectae Caritatis, n.2).
S.S. Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai contemplativi ci esorta a proseguire su questa linea. Nel suo messaggio alla Sessione plenaria della Congregazione dei Religiosi il 7 marzo 1980, così si esprime: " Coloro che sono chiamati alla vita specificamente contemplativa, sono riconosciuti " uno dei tesori più preziosi della Chiesa". Essi, grazie ad uno speciale carisma, hanno scelto la parte migliore, quella cioè della preghiera, del silenzio, della contemplazione, dell'amore esclusivo di Dio e della dedizione totale al suo servizio .... la Chiesa conta moltissimo sul loro contributo spirituale".
E all'Unione Internazionale Superiore Generali nel suo discorso del 13 maggio 1983 disse: "... mi è caro riaffermare con forza il ruolo eminentemente apostolico delle claustrali. Lasciare il mondo per votarsi, nella solitudine, ad una preghiera più profonda e costante, non è altro che una maniera particolare di vivere e di esprimere il mistero pasquale del Cristo, di rivelarlo al mondo e, quindi di essere apostolo.
Sarebbe un errore ritenere le claustrali creature separate dai loro contemporanei, isolate e come tagliate fuori dal mondo e dalla Chiesa; sono invece, ad essi presenti, e in maniera più profonda, con la stessa tenerezza di Cristo, come afferma la"Lumen Gentium (n. 46).
....Sorelle di vita contemplativa! Vi sia cara la vostra vocazione; essa è più preziosa che mai nel mondo di oggi, che sembra non poter trovare la pace. Il Papa e la Chiesa hanno bisogno di voi; i cristiani contano sulla vostra fedeltà".
Ci viene spontaneo collegare tali auguste esortazioni agli insegnamenti che sempre ci ha dato il nostro indimenticabile Vescovo oggi Beato Andrea Giacinto Longhin, che ebbe a dire: "Risalite alle vostre origini, ai vostri Fondatori, alle loro costituzioni, alla loro vita. Apprezzate sempre , amate la clausura papale fondamento e difesa insostituibile per la vostra vita contemplativa".

Oggi la comunità, nella fedeltà all'amata clausura, ha la gioia di poter offrire a religiosi o laici che lo volessero, uno spazio di silenzio e raccoglimento nell'Eremo della SS.ma Trinità.
E' un piccolo luogo all'interno delle mura del monastero, ma a sua volta recintato per assicurare la nostra clausura, dotato di cappella, cucinetta refettorio ecc. dove chi lo desiderEntrata all'eremoa, autogestendosi, solo o in gruppo, nel silenzio che vi regna, può ristorare lo spirito ritrovando se stesso a contatto con Gesù nell'Eucaristia, e nel grande libro della natura.

     Eremo della Santissima Trinità  al Monastero della Visitazione di Treviso
La Comunità offre l''opportunità di un'angolo di silenzio nel quale ritemprare il cuore e l'anima nel contatto con Dio e la natuta, primo lCappella dedicata allo Spirito Santoibro che ci rivela il Suo Volto.

1          Chi desidera essere ospitato presso l'Eremo della Santissima Trinità telefoni per tempo al numero 3483833488 e si accordi con la Sorella addetta all'accoglienza.
2           I gruppi devono essere guidati da un Responsabile, che mantiene i contatti con il Monastero e garantisce per le persone che accompagna.
3            Sono ammesse anche persone singole. La disponibilità al pernottamento è limitata a una camera con due letti.
 per gli incontri4            
L'Eremo, pur distinto dal Monastero, ne è parte integrante. Per questo gli Ospiti sono pregati di mantenere un atteggiamento raccolto e, se si trovano all'aperto, di parlare sommessamente e solo se necessario.
La sala Santa Maria
La piccola foresta di S. Serafin
La Comunità offre pure la possibilità, per coloro che lo desiderano e vi sono orientate da Sacrdoti di nostra conoscenza, momenti di discernimento vocazionale all'interno della clausura per una esperienza più immediata della nostra vita e della nostra spiritualità.

La chiesa del Monastero è aperta al pubblico per la S. Messa quotidiana delle ore 7,20
e festiva alle ore 10.
Nei primi venerdi di ogni mese alle ore 20,30 S. Messa seguita dall'esposizione del SS.mo Sacramento.

Per maggiori informazioni: Monastero della Visitazione Santa Maria
Via Mandruzzato, 22 Treviso
Tel 0422 302223  Fax 0422 300912