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Solennità di S. Giovanna Francesca di Chantal

Mons. LUIGI ERNESTO PALLETTI
Vescovo Ausiliare di Genova
presiede la Concelebraziione Eucaristica
in onore di S. Giovanna Francesca di Chantal
nel Monastero della Visitazione di Genova
domenica 12 agosco


Riportiamo il testo dell'Omelia.


Inizio Concelebrazione

Anche quest'anno il Signore ci dà la gioia e la grazia, soprattutto, di poter celebrare questa solennità così importante per voi, certo, in quanto la Fondatrice, ma importante per tutta la Chiesa perché è un punto di riferimento, un riferimento essenziale, efficace, che nella sua grandezza, nella sua semplicità e anche nella sua proponibilità, diventa per noi una strada da percorrere che non si può mai, ovviamente separare, da quella di Francesco, perché sarebbe incomprensibile l'una presso l'altro. Ma che nello stesso tempo dobbiamo vivere all'interno di quella che è la concretezza del nostro essere cristiani oggi. Fare memoria vuol dire attingere per rendere presente e guardare verso il futuro e non semplicemente ricordare un avvenimento, un fatto, una persona del passato, sia pur grande e santa, senza ovviamente dimenticarci che, proprio perché è santa, viva e, siccome è viva, è presente nella nostra vita con la sua intercessione, con la sua preghiera, con la sua attenzione efficace. Ed è bello pensare che siamo anche a un pochissimo spazio all'inizio dell'anno della fede: sappiamo che il Papa ci iOmelia di S. Ecc.za Mons. Luigi Ernesto Pallettinvita a vivere quest'anno in modo particolare proprio dedicandolo alla fede e soprattutto dedicandolo, non alla fede degli altri, a quello che è l'evangelizzazione, l'annuncio, cose doverose, certamente, che fanno parte della vita di un cristiano, ma quest'anno ci chiede di dedicarlo alla fede che è dentro di noi. Cioè a rivedere che fede è dentro di noi, quale fede alimenta la nostra esistenza, come nella fede viviamo il nostro essere figli e figlie di Dio. E allora, quali maestri più grandi se non Francesco e pii, ovviamente, Giovanna. Perché della fede hanno fatto il loro punto fondamentale del cammino. Tutto il cammino spirituale non potrebbe essere letto se non proprio alla luce della fede. Tutto il loro cammino, anche personale, si alimenta nella luce della fede, perché insieme hanno saputo guardare verso l'unico Dio. E guardare in un modo tutto particolare, perché hanno posto nella fede la loro radice di vita e hanno fatto quel passaggio che è importante per ogni credente, non tanto sento che Dio mi è vicino, sento la Provvidenza di Dio, faccio esperienza di Dio, certo hanno fatto anche quello, ma non è quello che ha cambiato la loro vita, quanto invece so la presenza di Dio, so la Provvidenza di Dio e lo so perché il Signore Gesù me lo ha rivelato. Il mio passaggio è un passaggio radicato nella fede: io credo in Lui, 2° lettura, l'abbiamo sentita. Lascio che Lui abiti nel mio cuore e certamente accende anche i miei sentimenti, i miei affetti, non sono certo da disprezzare, tutt'altro, ma che da soli non possono mai fondare una vita di fede. E' nella certezza di quella parola che mi garantisce la verità, anzi, una verità tutta particolare, con la V maiuscola, mi garantisce quella presenza di Dio che abita in me e che io senta o non senta so che c'è, e sulla quale so e devo fondare la mia esistenza. Mi garantisce quella misericordia che costantemente è su di me, come è sui miei fratelli e sulle mie sorelle, e mi permette, momento per momento, di rivivere quella comunione che, per quanto santa, non può non essere fatta di riconciliazione quotidiana. Ma questo perché io so, non solo perché io sento, e l'esperienza grande di questi santi sta proprio in questo sapere, accogliere da Dio la verità autentica. Poco importa, poi, quello che posso sentire o no di DioUn momento della Concelebrazione Eucaristica, quale sia l'esperienza sensibile che Lui mi possa far compiere o quale tipo di sentimento interiore possa nascere in me di fronte alla sua Parola, di fronte all'Eucaristia, di fronte alla comunità di fede, quello che importa è che io so che quella Parola è una Parola vera, sulla quale io debbo e posso fondare la mia esistenza e fondando la mia esistenza su quella Parola autentica che il Signore Gesù mi dona, e dunque  mi permette di vivere nella fede, posso costruire una comunità nuova. "Ci sono i miei fratelli, chi sono le mie sorelle?", il Vangelo lo abbiamo sentito, "Chi ascolta la Parola di Dio". Chi si fonda nella fede e attraverso la fede trova una famiglia nuova, quella promessa in Abramo, una famiglia che nasce in un modo diverso, che si radica in modo diverso, che si regge in modo diverso e che ha il suo fondamento in questa fede profonda. Certo una fede che oggi, spesso, va in crisi, non tanto e solo sui contenuti, anche su quelli, purtroppo, tante cose ci sono, ma crisi soprattutto sull'esperienza. L'uomo moderno è abituato a fare, produrre, ricevere, ottenere, ma voi mi insegnate che con Dio non è così. Un rapporto interpersonale da figlio a padre non funziona con questa dinamica. Nessun figlio riceverà tutto quello che chiede al padre e nessun padre darà a suo figlio tutto quello che gli chiede, sarebbe la cosa più diseducativa da farsi. Il figlio deve chiede sapendo che il padre gli risponderà da padre e il padre deve dare al figlio ciò che veramente è il bene per il proprio figlio. E così Dio si comporta con noi. Ma questo spesso porta a delle apparenti delusioni: abbiamo chiesto, e non ci è stato dato; abbiamo invocato e Bacio della reliquia di s. Giovanna Francesca di Chantal al termine della Concelebrazionenon si è realizzato; abbiamo pregato e apparentemente non è cambiato nulla. E lì la fede può andare in crisi, non la fede teologica di grandi contenuti, la Trinità continuiamo a crederla,  l'Incarnazione continuiamo a crederla, l'Eucaristia continuiamo a crederla, ma la tentazione è quella di dire: tanto non cambia niente. E invece questi santi sono qui a dire: non è vero! Cambia tutto. Cambia radicalmente tutto, anche di fronte ai silenzi di Dio, cambia tutto. Se però quel silenzio è pieno di quella fede che mi dice: guarda che è Padre, che tu lo senta o non lo senta, che tu pensi di avere una risposta o che tu non abbia una risposta, Lui è Padre e in questo momento non si è dimenticato di te. E questo mi permette di leggere in modo nuovo la mia esistenza, di superare i momenti che possono essere anche più tragici, pesanti, a volte dolorosi, oppure di non lasciarmi bloccare da quelli che, bontà di Dio mi dona gioiosamente, ma che a volta potrebbero diventare degli ostacoli proprio a causa della loro giocosità. Questi santi ci invitano a guardare la vita nella fede, non dicendo: sento, ma dicendo: so. E se so credo e se credo fondo la mia vita su quella Parola che mi da certezza, che mi da fondamento. Santa Giovanna ha fatto questo: lo ha fatto in famiglia, lo ha fatto nella sua vedovanza, lo ha fatto nella sua consacrazione, lo ha fatto come cammino della sua santità. Francesco, insieme a lei, ha compiuto lo stesso cammino: noi siamo invitati ad accomunarci a questo cammino, a riviverlo insieme, ad appropriarcene, farlo nostro e presentarlo di fronte all'altare del Signore dicendo con tanta serenità: Signore credo, aumenta la mia fede. Non solo quella che mi fa conoscere i tuoi contenuti, ma anche quella che mi fa dire: non è vero che non cambia niente, cambia tutto, non fosse altro che tu sei Padre e io sono figlio

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