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Voti Perpetui, dono per la Chiesa

VOTI PERPETUI, DONO PER LA CHIESA

Riportiamo l'articolo pubblicato sul settimanale cattolico della Diocesi di Genova
"IL CITTADINO" il 20 giugno scorso.

Gioia tra le Visitandone per la Professione religiosa di Sr  Maria Beatrice Keraf e Sr Francesca Teresa Lamen.

Venerdì, 15 giugno, nella chiesa belò Monastero di clausura della Visitazione in Genova-Quinto, è stata celebrata con particolare solennità e devozione la festa del S. Cuore di Gesù con una Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Genova, Card. Angelo Bagnasco, insieme a più di una decina di sacerdoti: tra costoro si notavano, in particolare, il novello sacerdote don Giovanni Valdenassi, il Parroco di S. Pietro di Quinto, don Corrado Franzoia, Mons. Mario Grone, P. Gabriele Maria Gallotti della Fraternità della SS.ma Le due Sorelle in attesa di pronunciare la loro Professione PerpetuaVergine Maria e Parroco della chiesa dei ss. Vittore e Carlo in via Balbi, nonchè don Michele Marroncini, Parroco di S. Lorenzo in Velina di Avegno e molto legato a questo monastero per avervi avuto tra delle sue sette sorelle suore. Durante questa cerimonia due suore visitandone, originarie dell’Indonesia, Sr Maria Beatrice Keraf e Sr Francesca Teresa Lamen, hanno emesso la loro professione perpetua. 
        Come ha rilevato il Card. Bagnasco nell’omelia, è questo un grande dono e un momento di grande gioia per la nostra Diocesi, che viene ad arricchire e a continuare una presenza preziosissima nella nostra Chiesa Locale, qual è la presenza di questa Famiglia religiosa. Egli ha anche aggiunto con soddisfazione che ogni presenza contemplativa è veramente un dono impagabile di Dio, perché è a queste Sorelle che affidiamo ogni giorno il compito di pregare per noi, per Genova, in tutte le sue componenti – sacerdotali, religiose, laicali, per le famiglie e i giovani – affinché la grazia di Dio conforti, purifichi, fortifichi ciascuno, in comunione profonda di amore e di fede con il suo Vescovo e in intima unione con il Sommo Pontefice. Chi, dall’arteria più trafficata della nostra città, che è C.so Europa, vuole elevarsi alle realtà dello spirito, salendo le antiche scale di questo monastero, trova tra queste ampie mura un accogliente luogo di pace e conforto, più di ogni altro aperto, come in un abbraccio, ai bisogni e alle anse quotidiane del mondo.Il Cardinale proclama la preghiera di Consacrazione delle Neo Professe
Del resto, la devozione al S. Cuore di Gesù ebbe il suo centro di irradiazione proprio in un monastero della Visitazione, quello francese di Paray-le-Monial in Borgogna: “E’ bello – scriveva l’indimenticabile Beato Pontefice Giovanni Paolo II – intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il Discepolo prediletto (cnf Gv.13,25), essere toccati dall’amore infinito del suo Cuore “ (Giovanni Polo II, Ecclesiae de Eucaristia”, 25).
Ed è stata questa una bella occasione per la Chiesa genovese per accostarsi al mistero del Sacro Cuore di Gesù sotto la guida del suo Arcivescovo e insieme a queste suore che ne sono, per così dire, anche nella nostra città, le dirette custodi, a somiglianza di S. Giovanni Evangelista nell’ultima cena e poi, avendo egli seguito la via del Calvario, fedelmente fino ai piedi della Croce. Il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista, infatti, nel monastero di Paray-le-Monial, S. Margherita Maria Alacoque, avendo lasciando l’infermeria per recarsi in cappella, si mise in ginocchio presso la grata del coro: ella aveva 25 anni e solo da un anno la sua figura minuta – i biografi la descrivono mingherlina, con poca salute e alta appena un metro e 57 cm. – vestiva l’abito di Visitandina.
Nostro Signore le apparve, ed ella – come narra nella sua Autobiografia, voluta dalla Superiora – si sentì “tutta investita della Divina Presenza”. Un lungo dialogo si intrecciò tra lei e il Signore, dopo di che Egli la invitò a prendere il posto che S. Giovanni aveva occupato durante la Cena: “Il mio Divino Cuore – le disse – è così appassionato d’amore per gli uomini che … io ti ho scelta…per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”. L’esperienza dell’apostolo Giovanni e quella di S. Margherita Maria, che continuò ancora con altre numerose mistiche apparizioni, du veramente forte: come riferisce S. Margherita Maria,  “l’effetto fu tale che ne rimasi infiammata e inebriata per parecchi giorni”.
Anche l’incontro intenso di S. Giovanni ApostoUn momento della Concelebrazionelo con Gesù – come si è letto nel Vangelo della liturgia del giorno (Gv.19,31-37) – lasciò in lui sensazioni profonde: egli stesso poté contemplare questo Cuore ferito, vederne sgorgare sangue ed acqua; espressione suprema del dono di Gesù per noi, e predire che tutti credenti, attraverso i secoli, volgeranno lo sguardo a questo Segno di salvezza.
Il Card. Bagnasco, rivolgendosi espressamente alle Neo Professe, ma implicitamente a tutti i presenti, ha osservato che, come Samuele nell’antico testamento (1 Sam.3,1-10), di fronte alla sua chiamata, possiamo conoscere il Signore e degnamente penetrare i suoi misteri solo quando ci lasciamo prendere da Lui con una risposta decisa e una fede ardente, da ravvivare e custodire ogni giorno, in modo da far vibrare e riscaldare l’anima: “Mi hai chiamato, eccomi!”.  L’essenza della devozione al S. Cuore di Gesù è il compimento del Comandamento centrale dell’Alleanza: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore” (Dt 6,5).
Lo ha sottolineato ancora nell’omelia il Card. Bagnasco, richiamandosi alla famosa lettera di Giovanni del giorno: “Chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in Lui” (1 Gv.4,16). Egli ha affermato che la parola amore, che pu è teologale, perché, come insegna Giovanni, Dio è amore, è un po’ troppo consumata sulla bocca degli uomini che spesso le attribuiscono significati diversi e imprecisi. Il Cardinale, per spiegarla, ha preferito tradurla con l’espressione benevolenza: la benevolenza – a continuato – è un atteggiamento dell’anima, proprio di Dio, per cui si vuole bene e volendo bene, si crea un nuovo equilibrio con se e con gli altri: “Esistono persone che rasserenano, perché sono serene dentro, in quanto abbandonate alla Volontà di Dio; e il loro cuore si riflette nello sguardo e sul volto, che lasciano trasparire un mondo interiore che è benevolenza”. E’ questa la benevolenza che spinse S. Margherita Maria, alla Presenza Reale del Cuore ardente di Gesù, a dire, sull’esempio di S. Tommaso: “Mio Signore e mio Dio”. E’ questa la benevolenza che S. Francesco di Sales, con fondatore delle Visitandine insieme alla grande Santa Giovanna Francesca di Chantal, chiamava “quell’umile contraccambio di amore a Colui che per primo ci ha amati”.Momento centrale della concelebrazione eucaristica

PierLuigi Pastorino

 

 

 

 

 

 

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