Stampa

21 Novembre: Giornata di preghiera per la vita claustrale

                                  21 novembre: Giornata "Pro Orantibus"


Ci è stata chiesta una testimonianza personale sull'amicizia con Dio, ma, al momento di metterci alla tastiera per scrivere queste righe, ci siamo accorte che, tornando alle radici della nostra spiritualità, non potevamo parlarne senza affrontare anche il tema dell'amicizia all'interno della comunità. In effetti, come quest'ultima è il banco di prova della prima, così quella è la sorgente della seconda. È questo il motivo per cui la nostra sarà una testimonianza, per dir così, "collettiva".Il S. Padre Benedetto XVI in Visita alla Comunità delle Sorelle della Visitazione del Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano
E, per cominciare, ci presentiamo. Siamo le sette monache dell'Ordine della Visitazione Santa Maria (fondato nel 1610 da San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca di Chantal) che attualmente costituiscono la comunità del Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano. Proveniamo da sei diversi monasteri di quattro Paesi e tre continenti eppure - lo diciamo subito - stiamo facendo una forte esperienza di fraternità e, appunto, di amicizia.
"L'amicizia è il sentimento più squisito fra tutti". Questa frase, tratta da una lettera del nostro Fondatore - Vescovo di Ginevra e Dottore della Chiesa - all'amico Antonio Favre, ci introduce direttamente nel cuore dell'argomento. Il tema era per lui talmente centrale che, con un pizzico di audacia potremmo definire la spiritualità di questo Santo esattamente così: la mistica dell'amicizia. Ne è rivelatore un passaggio del Trattato dell'Amor di Dio, la sua opera maggiore, in cui giunge a definire la carità, l'amore verso Dio, proprio come un'amicizia tanto eminente da essere "senza proporzione e confronto al di sopra di ogni altra" (Libro I, cap. 13).
Ed aggiunge ancora che si dà amore di amicizia solo quando c'è reciprocità, ma "la reciprocità suppone tre cose: che gli amici si amino scambievolmente; sappiano di amarsi; e abbiano comunicazione, libertà e insieme familiarità" (Ibid.): ce n'è di avanzo per alimentare tutta una vita!
La nostra vocazione, infatti, è essenzialmente quella di desiderare, cercare, costruire e vivere giorno dopo giorno e momento dopo momento questa amicizia con Dio attraverso la quale siamo condotte ad assumere il suo sguardo davanti alle mille circostanze e ai mille incontri della vita. Come per ogni autentica relazione, c'è bisogno di tempo, di ascolto, di sforzo per entrare in sintonia con l'altro ... e noi diciamo: con l'Altro, con i sentimenti del Cuore di Gesù. "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù" (Fil 2,5), quel Gesù "mite e umile di cuore" (Mt 11,29) che San Francesco di Sales ci ha dato come via regia per realizzare il nostro specifico carisma di contemplative.
Ma cosa significa in concreto tutto questo? Possiamo parlare della nostra esperienza secondo due percorsi che continuamente si intersecano fino a compenetrarsi e a diventare sostanzialmente uno. C'è innanzi tutto il cammino dell'amicizia con Dio. Bisogna avere il coraggio di ... "annoiarsi" davanti al tabernacolo per giungere a sperimentarla! Si comincia dai piccoli passi e dallo sforzo di andare verso di Lui, dall'impegno di liberare l'orecchio del cuore da tutti i rumori inutili per renderlo sensibile alla Sua voce, e si giunge al momento in cui, in modo assolutamente intimo e personale, Egli stesso scende all'incontro della nostra anima e ineffabilmente le sussurra: "Alzati, amica mia!" (Ct 2,10).
E, da questo momento, tutta la vita cambia. Sì, perché l'aver sperimentato la vicinanza e la tenerezza del Signore, dell'Amico per eccellenza, fa sì che ad ogni altra cosa venga dato il posto che le spetta secondo il progetto del Padre ... solo quello che le spetta - ripetiamo - e non un gradino di meno né uno di più. Quale importanza possono avere, infatti, tante minuzie del vivere quotidiano, che spesso ci sono oltremodo pesanti, di fronte alla Realtà per eccellenza, vale a dire: Dio-con-noi? E per contro, quale compito ci parrà insostenibile, quale difficoltà insormontabile se li viviamo con Lui al nostro fianco? Sembrano affermazioni fin troppo semplici e ovvie, ma è proprio in questa ferialità che il cuore è chiamato a battere affinché nella nostra vita regni un solo amore e una sola volontà: quella del nostro "Dio-Amico"!
Il secondo percorso dell'amicizia con Dio passa attraverso i fratelli. Anzi, preferiamo dire: attraverso le Sorelle, perché è esattamente all'interno della sua comunità che una claustrale diventa "grembo fecondo" di relazioni che, attingendo allo Spirito di Dio, si fanno veicolo della Grazia. San Francesco di Sales - e con lui Santa Giovanna Francesca di Chantal - ci ha lasciato un'eredità preziosa chiedendoci che: "la reciproca carità e santa amicizia fioriscano nella casa". In queste poche parole ritroviamo tutto il pensiero del Santo sull'ascesi che egli vuole per le sue figlie (fatta soprattutto di umiltà e dolcezza), come pure i tratti più autenticamente umani del suo cuore che egli stesso descrive così: "Penso che, nel mondo, non vi siano anime che amino più cordialmente, più teneramente e, per dir tutto molto alla buona, più amorosamente di me; (...) ho l'impressione di non amare nulla fuori di Dio e tutte le anime in Dio." (Lettera del 1620 o 1621 a Santa Giovanna Francesca di Chantal).
Questa descrizione autobiografica dipinge al vivo ciò che è, essenzialmente, la santa amicizia: qualcosa di estremamente concreto, delicato, tenero e, nello stesso tempo, animato da quell'intimità con Dio che sta alla radice di tutto. Richiede un'attitudine costante di attenzione all'altro perché essa rimane sempre una relazione personale. In effetti, comunicazione, libertà e familiarità possono essere coltivate solo "da cuore a cuore" (sarà poi l'universalità dell'amore, cioè l'uguale apertura a tutte le Sorelle, che impedirà all'amicizia di trasformarsi nel laccio della particolarità).
In un mondo tanto frammentato e scosso da lampi di disgregazione, ma nel contempo assetato di profonda unità, l'amicizia è uno dei valori più sentiti. Senza voler forzare i termini, ci sembra di poter dire che essa è il frutto maturo di comunità veramente fraterne. Da essa scaturiscono, come da una sorgente, torrenti di grazia per le stesse monache e per le persone che a loro si avvicinano.
Il primo tra questi, forse il più evidente, è la gioia che nasce dall'amare e dal sapersi amati, nonostante i limiti e i difetti che ciascuno porta con sé; anzi, dovremmo dire non "nonostante", ma "in forza" di questi limiti e difetti, perché il vero amico ti guarda con gli occhi di Dio e sa scorgere in te le potenzialità di bene che tu stesso non vedi. La radice di questa gioia si incontra ad un livello più profondo, meno visibile, ed è la libertà interiore che proviene dal non sentirsi mai pesati o giudicati, dalla confidenza e familiarità di chi sa di potersi "giocare la faccia" perché ha davanti a sé cuori aperti all'accoglienza.
Secondariamente l'autentica fraternità è il luogo privilegiato in cui la sorella ha modo di formarsi e lasciarsi formare secondo la linea tracciata dal carisma dell'Ordine e in obbedienza alla Chiesa. Nella condivisione semplice, libera, franca e fraterna delle proprie esperienze e difficoltà - i piccoli beni e piccoli mali, li chiama San Francesco di Sales -, nel confronto sui temi importanti (Parola di Dio, Magistero della Chiesa, scritti dei Fondatori ...), la ricchezza dell'una diventa patrimonio di tutte. Al termine di uno di questi nostri incontri una sorella ne ha colto il nocciolo dicendo: "Che meraviglia, sono entrata con un'idea e me ne esco con sette!".
In terzo luogo, la ricchezza dell'amicizia all'interno della comunità è un aiuto potentissimo per affrontare e superare le crisi, i problemi, le incomprensioni che la vita inevitabilmente presenta e che, nella maggioranza dei casi, sono causate da una carenza d'amore, vera o presunta. E anche quando le radici di questi disagi si trovassero nella persona stessa, una calda fraternità sarebbe in grado di dar vita ad una dinamica, se non di guarigione, almeno di sostegno verso i membri più deboli. San Francesco di Sales scriveva in una lettera: "È una grande verità che la familiarità con coloro che hanno un'anima molto retta serve immensamente a rettificare e a conservare nella rettitudine la nostra" (Lettera a Celso Benigno di Chantal dell'8 dicembre 1610).
Ma, tornando alla metafora del torrente, ve n'è uno che fra tutti è il più limpido e abbondante e porta il nome di "testimonianza evangelica". Comunità composte di persone che, nonostante tutto e nonostante se stesse, si sforzano di essere ogni giorno un poco più amiche di Dio e delle proprie sorelle diventano, per pura misericordia, dei piccoli fari che, nella notte, lanciano la luce del volto di Cristo verso l'orizzonte di altri fratelli e sorelle, spesso naufraghi nell'oceano della vita ... anche senza parlare, anche dal nascondimento della clausura.
Il nostro vivere ora "nel cuore del cuore" della Chiesa, quasi sulla sommità del colle Vaticano, ci fa sentire in modo ancora più impellente la necessità di camminare su questo sentiero che, pur con tanta povertà, abbiamo cercato di descrivere. Sì, perché solo l'essere profondamente "amiche di Dio" e animate da "santa amicizia" fra di noi renderà ogni giorno più vera una frase pronunciata dal cardinale Paul Poupard nella Santa Messa celebrata nel monastero di Annecy (Francia), culla del nostro Ordine, il 24 gennaio 2010, in occasione dell'apertura dell'Anno Giubilare per il IV Centenario di fondazione: "Sorelle, la Visitazione è il volto sorridente della Chiesa!".
Le Sorelle della Visitazione del Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano

Dall'Osservatore Romano del 21 novembre 2011

I Monasteri della Visitazione d'Italia

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.