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21 novembre Intervista della Radio Vaticana ad una Visitandina del Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano

La contemplativa nella luce che è preghiera con il Signore Crocifisso e RisortoGiornata "Pro Orantibus":
la Chiesa prega per le comunità monastiche di tutto il mondo

 
La Chiesa celebra, oggi, l'annuale Giornata Pro Orantibus, che invita a pregare per le religiose e i religiosi di clausura e vuole far conoscere le comunità monastiche sparse in tutto il mondo. Istituita da Pio XII, la Giornata è legata alla memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio, perché nell'offerta radicale della Vergine di Nazaret a Dio si riconosce pienamente l'ideale della vita consacrata e invita anche alla preghiera per i monasteri con particolari necessità. A Roma, il prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, mons. João Braz de Aviz, presiede alle 16.30 una Messa alla Villa della Meditazione, una casa di accoglienza per le monache di passaggio nella capitale. Ma ascoltiamo, al microfono di Tiziana Campisi, la testimonianza di suor Maria Francesca Padovan, monaca visitandina, attualmente nel Monastero "Mater Ecclesiae", in Vaticano, dove ogni tre anni un ordine religioso dà vita ad una comunità internazionale che offre la propria preghiera in particolare per il Papa:  

R. - La mia esperienza è quella di una monaca chiamata nell'Ordine della Visitazione: sono entrata in monastero perché, a un certo punto, ho capito che questa era la volontà di Dio per me e ho visto questa volontà di Dio come un amore infinito. Io provengo dal Monastero di San Vito al Tagliamento, un monastero della diocesi di Concordia-Pordenone, nella Regione del Friuli Venezia Giulia, dove la vita scorre tra il lavoro, la preghiera e la vita comunitaria, fatta di tanta condivisione e di quel dono di sé che è l'obbedienza. Quindi la nostra vita si struttura proprio in questa armonia, in cui la volontà di Dio è l'Unico, è l'Assoluto.

D. - Chi sono le monache visitandine e qual è il loro carisma?

R. - Siamo state fondate nel 1610 da San Francesco di Sales e il nostro carisma lo si può sintetizzare, credo, con una sola frase del Vangelo: "Dio è amore". Essere nella Chiesa contemplative, quindi chiamate alla preghiera, ma a una preghiera sostanziata e vissuta tutta nell'amore. San Francesco di Sales vedeva Dio essenzialmente come bontà e Provvidenza, perciò il rapporto che vuole che stabiliamo con Dio è quello di un'amicizia tanto eminente da essere carità. Il nostro carisma è quello di rendere visibile, presente - più che visibile, vista la nostra caratteristica particolare - nella Chiesa questo cuore pulsante di Dio per gli uomini e contemporaneamente nella preghiera raccogliere tutto l'amore, tutto il dolore, tutto il bene e in un certo senso anche quello che meno bene è dell'umanità per portarla a Dio.

D. - Quella delle claustrali è una vita poco visibile, ma una presenza viva nella Chiesa...

R. - La clausura è il segno visibile che Dio è l'Assoluto per il cuore dell'uomo. Il Signore si sceglie delle persone, perché vivano solamente per Lui. Il senso, allora, è proprio questo: la poca visibilità in realtà è perché siamo inserite nel cuore della vita della Chiesa. E' molto famosa la frase di Santa Teresa di Lisieux: "Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore". Questa è una frase che ciascuna claustrale sente e vive in modo molto profondo.

D. - E la Giornata "Pro Orantibus" nella Chiesa serve proprio per ricordare la presenza delle monache e per essere in comunione con tutta la Chiesa...

R. - La Giornata "Pro Orantibus" ha esattamente questo senso: quello di riportare all'attenzione della Chiesa, all'attenzione dei fedeli, questa presenza, per riportare proprio alla mente, allo sguardo dei fedeli, questa realtà, perché la nostra prima testimonianza è la nostra vita e il dono della vita che facciamo al Signore giorno per giorno.
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Intervista della Radio Vaticana del  21 novembre 2011

 

I Monasteri della Visitazione d'Italia

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