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Omelia di S. Ecc.za Mons. Luigi Ernesto Palletti per la festa di S. Giovanna Francesca di Chantal alla Visitazione di Genova

                   OMELIA DI S. ECC. MONS.LUIGI ERNESTO PALLETTI
                PER LA FESTA' DI S. GIOVANNA FRANCESCA DI CHANTAL
                   nella chiesa del Monastero della Visitazione di Genova
                                                        12 agosto 2011
      
      Quale evento importante stiamo vivendo in questo momento, e quale circostanza importante: la solennità di questa grande santa. Combaciano perché unica è la vocazione, l'abbiamo sentito, poter servire la Chiesa in povertà, castità, obbedienza ovvero vivere i consigli evangelici, in un modo particolare, viverli in una vocazione particolare, viverli sotto una regola particolare.
      Cosa sono i consigli evangelici? Innanzi tutto il consiglio non deve essere confuso subito con il voto, il voto serve a sigillare il consiglio evangelico, e se i consigli fossero confusi con i voti vorrebbe dire che li devono osservare solo coloro che fanno i voti. Ma i consigli evangelici sono dati per tutti, cambia la modalità di osservanza e cambia il vincolo dell'osservanza, col voto mutano queste cose, ma non i consigli evangelici.
      Innanzi tutto: perché si chiamano consigli evangelici? Perché in generale quando il Signore li S. Ecc.za Mons. Palletti durante l'omelia della Concelebrazione Eucaristica durante la quale tre Novizie della nostra Comunità hanno emesso la Professione Temporaneapropone nel Vangelo dice: "Se vuoi, vai, vendi; se vuoi, vai, ascolta; se vuoi, seguimi" e questo "se vuoi" non è da intendersi: "Se vuoi fallo, se no, se non vuoi, lascia che è lo stesso", è invece da prendersi come profondo atto di responsabilità della nostra volontà. Di fronte ad un comando obbediamo per docilità e per necessità, tanto bisogna farlo. Di fronte a un "se vuoi" diciamo di sì solo se veramente vogliamo dire di sì. La libertà del "se vuoi" diventa la condizione per una donazione ancora più integrale della nostra volontà e della nostra vita. E così noi dobbiamo iniziare ad accogliere i tre consigli evangelici.
      Vivere in povertà, in castità e in obbedienza, certo fra poco lo sentiremo anche professare nella grande professione religiosa, il mondo lo vede come dei limiti, chi obbedisce è privo della propria volontà, chi vive in castità è privo della propria affettività, chi vive in povertà è privo dei propri beni, ma il mondo non può vederli in nessun altro modo perché se non guardi questa vita come quella scelta da Cristo e da sua Madre, questa vita non la capirai mai. Puoi essere sapiente, intelligente, elevato nel tuo modo di vedere, alto nella tua cultura, ma senza lo sguardo di fede rivolto sul Signore Gesù e sulla sua santissima Madre, questa vita è incomprensibile. O forse è comprensibile, ma come una sorta di ascesi umana che poco ha a che vedere con i consigli evangelici che sono invece una donazione integrale di noi stessi a Dio. Quella vita di povertà, castità e obbedienza che Gesù ha scelto per sé e la scelta per sua Madre e l'ha proposta almeno ad alcuni dei suoi discepoli. Non sono privazioni e si fa presto a comprenderlo: nessuno che faccia un viaggio lungo porta un bagaglio grande, perché il bagaglio prima o poi gli pesa e il viaggio diventa faticoso e, forse, non riesce a raggiungere la meta: chi vuole andare lontano deve andare bene attrezzato, ma leggero, il più leggero possibile. Deve iniziare a fare una scelta di povertà, deve iniziare a tirare fuori dal bagaglio della propria vita almeno le cose superflue, questo per tutti.
       Ancora di più per chi fa una scelta di questo genere. Sapendo che il Signore ci chiede la povertà, non la miseria: E voi sapete qual è la differenza tra miseria e povertà: misero è colui che non ha il necessario per vivere, povero è colui che vive col necessario. Il Signore ci chiede di vivere una povertà evangelica, dignitosa, ma vera. Perché da una parte possiamo essere liberati dal peso delle nostre cose che ci impediscono di camminare, che gravano su di noi e che fanno subito diventare il cammino affannoso. Il Signore vuole discepoli liberi e pronti nel poter essere inviati per il regno dei cieli. E questo vale nella vita attiva e nella vita contemplativa.
      Ma la povertà non starebbe in piedi se non fosse sotto la mano della Provvidenza di Dio: la ragione profonda della scelta di povertà è un affidamento totale alla Provvidenza del Padre, che non è inoperosità perché san Paolo lo dice con chiarezza: "Chi non vuole lavorare neppure mangi", ma è saggia vita alla luce del Vangelo, sapendo cha la prima Provvidenza che Dio pone nelle nostre mani è proprio la nostra intelligenza e la nostra laboriosità perchè sia messa a disposizione dell'opera e del regno dei cieli.
      La castità non è la privazione degli affetti, se fosse così sarebbe disumanizzata, non sarebbe un dono, ma un gettar via qualcosa. La castità , invece, è l'espressione più profonda dei nostri affetti totalmente canalizzata verso qualcheduno. Quando un uomo e una donna fanno una scelta seria di volersi sposare, l'essenza del loro matrimonio non è una rinuncia a tutti gli altri uomini o a tutte le altre donne, sarebbe banale pensare che l'essenza del matrimonio sia il rinunciare a tutti gli altri. L'essenza del matrimonio è prendere totalmente, definitivamente ed esclusivamente quell'uomo o quella donna; è vero che in virtù di questo si devono fare delle rinunce, ma questa è la legge del cammino. Se scelgo di andare in una direzione, nel momento in cui ho scelto di andare in quella direzione, ho rinunciato a tutte le altre. Ma la scelta è quella direzione, non la rinuncia alle altre, e se la scelta è quella direzione, ecco che la castità non mi priva degli affetti, ma li canalizza totalmente verso Colui che ho scelto come unico Sposo della mia vita, il Signore Gesù. Non comprensibile a tutti questa scelta, dice il Signore, ma a coloro per il quale il Padre ha chiamato diventa non solo comprensibile, diventa essenziale, diventa necessaria come espressione del proprio amore.
      L'obbedienza: la mortificazione della volontà, ma Dio non mortifica nessuno. A volte siamo noi che mortifichiamo gli altri, quello sì. Ll'obbedienza è la donazione della nostra volontà, non per essere sottomessa a quella di Dio, ma per essere conformata a quella di Dio. Una volontà sottomessa è la volontà di un servo e Dio ci ha chiamato "amici" e il Padre ci ha chiamato "figli". Una volontà conformata è la volontà di un figlio che nell'obbedienza al Padre trova la piena realizzazione di sé stesso nella verità. E nel momento in cui trova la verità trova l'autentica libertà che il mondo non conosce, perché il mondo intende libertà fare quello che vuole, quando vuole e dove vuole. Il Figlio di Dio intende  libertà fare la verità di quell'obbedienza al Padre che, avendo creato tutto, sa come devono essere vissute le cose create, la nostra vita, la nostra esistenza.
      Certo un'obbedienza mediata dalla Chiesa, questo sì. Forse qualcuno potrebbe pensare: "Ma che bello se fossimo vissuti ai tempi di Gesù e sentire direttamente la sua voce, non avere un superiore, non avere qualcuno che ti deve mediare quella voce". Ma forse che la voce del Signore Gesù non era mediata dalla sua umanità? Forse che gli apostoli hanno sentito direttamente o non attraverso l'umanità del Cristo quel: "Vieni e seguimi?"  E forse quell'umanità non è una cosa sola, ad un certo punto, come Capo e Corpo nella sua Chiesa? Ma se è così, se crediamo come dice san Paolo: "il Cristo è il capo d'un Corpo che è la Chiesa", noi abbiamo sentito la viva voce di Cristo, proprio un attimo fa: attraverso un professa sono state invitate le tre nostre nuove sorelle. Quella è la voce della Chiesa e nella voce della Chiesa si rende presente la voce di Cristo, in modo efficace, in modo vero, in modo autentico e possiamo dire realmente il nostro sì. Dunque povertà, castità, obbedienza.
      Ma c'è ancora una cosa su cui riflettere: ma allora, questi tre voti, sono qualcosa di riservato a loro? Come voti, sì, almeno in questo momento, ma come condizione di vita no, perché chi fa i voti nei consigli evangelici, chi assume i consigli evangelici come norma e forma costante e abituale di vita, non fa un passo indietro, fa un passo avanti. E sapete perché fa un passo avanti? Perché nel regno di Dio tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso saremo poveri, casti e obbedienti. Perché nel regno di Dio, dice il Signore, non si prende moglie e marito, rimane solo lo Sposo e la sposa che è la sua Chiesa. Nel regno di Dio non c'è bisogno di avere niente, perché si ha Dio che è tutto. Nel regno di Dio, contemplando faccia a  faccia la verità, non ci saranno più quei se, ma, forse, dopo, domani, ma ci sarà obbedienza piena perché chi vede la verità non può che dire sì a ciò che sta vedendo. E allora quello che avviene oggi è il segno profetico di quello che avverrà per tutti noi nel regno dei cieli. Tutti noi saremo poveri, casti, obbedienti, perché nel regno di Dio vige questo modo di vivere: una vita totalmente dedicata a Lui, totalmente conformata alla sua volontà, che non ha bisogno di possedere perché ha imparato ad aprire la mano fino in fondo alla provvidenza del Padre e non ha più bisogno di affetti che mediano l'amore di Dio, perché lo vedono faccia a faccia e, vedendolo faccia a faccia,  rendono capace ognuno di noi di amare Lui e di amare contemporaneamente senza distinzioni o limitazioni ogni nostro fratello e ogni nostra sorella.
      Ecco, noi, oggi, in un certo qual modo, accogliendo questa professione religiosa, come in uno specchio, guardiamo quello che un giorno saremo tutti. La vita religiosa è segno profetico dell'eternità. E' questo che chiedo a voi, chiedo alle religiose presenti: siate segno profetico dell'eternità. Poi farete, agirete, opererete, tutto quello che si vuole, ma se cessassimo di essere segno profetico dell'eternità cesseremmo lo specifico della vita religiosa. Chiediamo al Signore che ha suscitato carismi così grandi di custodirli e di renderli fecondi perchè ciò che il mondo non comprende, di quello il mondo ha proprio estremamente bisogno. Chiediamolo per noi, chiediamolo per loro, chiediamolo come dono a tutta la Chiesa in modo particolare per intercessione di questa nostra grande Santa di cui oggi celebriamo la solennità.

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