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Solennità di S. Giovanna Francesca di Chantal alla Visitazione di Genova

                    Concelebrazione Eucaristica per la solenniyà liturgica di 
                                    S. Giovanna Francesca di Chantal
                     nela chiesa del Monastero della Visitazione  di Genova.
Durante la Celebrazione tre Novizie hanno fatto la loro Professiione temporanea 

  Venerdì 12 agosto, festa liturgica della loro fondatrice, la francese Santa Giovanna Francesca di Chantal, nella chiesa del Monastero di Clausura delle Suore della Visitazione in Genova Quinto, ha avuto luogo la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Ausiliare di Genova, Mons. Luigi Palletti, a cui hanno partecipato Mons. Mario Grone e don Matteo Pescetto, durante la quale tre giovani novizie indonesiane hanno emesso la professione dei voti temporanei. Era prevista la partecipazione di S. Ecc.za Mons. Franciscus Kopong, Vescovo di Larantuka, nell'Isola di Flores in Indonesia, ma purtroppo no  ha potuto ottenere il Visto di entrata in Italia nei tempi stabiliti. Molti, nonostante il periodo delle vacanze estive, erano i fedeli presenti.La consegna del velo, segno di totale consacrazione a Cristo
       Al termine di un lungo cammino di sei mesi da probande e di due anni da novizie, Suor Maria Regina Wani Kelen, Suor Ermiliana Barek Hera e Suor Kristina Keron Keban hanno emesso i voti per tre anni, dopo i quali - a Dio piacendo - emetteranno i voti perpetui. La cerimonia ha avuto il suo momento di maggior commozione, dopo la professione dei voti, con la consegna, da parte del Vescovo Ausiliare, a ciascuna di loro disposta nel coro e attraverso la grata dell'altare, del velo nero, che ha sostituito quello bianco da novizia, del crocifisso e della regola.
       La cerimonia è stata suggestiva anche per l'ambiente in cui essa si è svolta: varcare la soglia di questo Monastero significa provare una sensazione pari all'infrangere il muro d'ombra che separa la terra dal Cielo, con il crescente risveglio di quel desiderio di Infinito che è nascosto nel cuore di ogni uomo. Sentire le voci delle claustrali abbandonate alla preghiera dimentiche di se stesse, ascoltare le loro melodiose armonie con quell'intonazione quasi celestiale, incontrarle nel loro accogliente parlatorio attraverso quell'ampia grata che dispiega come in rapida successione i loro volti sereni e sorridenti rapisce l'anima e la trasporta in un mondo disincantato. Allora si comprende davvero che c'è qualcosa di diverso e di più essenziale da vivere, che non è la fretta, il correre per arrivare non si sa dove, ma che quello è l'effimero, da perdere, e si riscopre lentamente il proprio essere, da guadagnare. Chi, da quell'arteria di Genova assai trafficata che è Corso Europa, salendo le antiche scale del Monastero, pensava di entrare nel buio del Medioevo, prova, invece, l'inconsueta emozione di elevarsi, gradino per gradino, fino a ritrovare lentamente la luce del proprio spirito, ma ancora solo un barlume, da approfondire inesauribilmente giorno per giorno.
     La consegna delle Costituzioni dell'Ordine della Visitazione  La base della spiritualità dell'Ordine della Visitazione sta tutta nella dolcezza e nell'umiltà in un mondo spesso tutto fuorché dolce e umile: dolcezza verso gli uomini e umiltà verso Dio, tanto che il suo stemma è il cuore di Gesù circondato dalla corona di spine con due lance che lo trafiggono: " Imparate da me che sono mite e umile di cuore " ( Mt 11, 29 ).
       E' l'annientamento, cioè il nascondimento, che conduce le Suore Visitandine alla gioia attraverso la contemplazione del Verbo incarnato avvolto nel mistero della Visitazione: " Ecco, appena la voce del Tuo saluto mi è giunta agli orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo " ( Lc 1, 44 ). E' quello stesso annientamento che aveva condotto la loro fondatrice, Giovanna Francesca di Chantal, da nobildonna che era, a farsi piccola, anzi niente, davanti a Dio per immergersi e confondersi nel suo Tutto: " Se potessimo dire con verità queste due parole: mio Dio  e mio Tutto - ella diceva -, queste due parole ci farebbero cogliere l'essenza del vivere ". La consegna della Croce dell'Ordine nella quale sono contenute una piccola reliquia di S. Francesco di Sales, di S. Giovanna Francesca di Chantal, e una piccola copia del protovangelo di S. Giovanni
       La preghiera liturgica ha insistito nell'evocazione delle qualità profonde di questa Santa: il suo percorso spirituale di donna, infatti, è ancora oggi interessante e di esempio perché - di fronte ai mutamenti della sorte - provò, e sempre santamente, tutti gli stati della vita: fu ragazza, sposa, madre, vedova e monaca. Nata nel 1572 dal ricco e potente Presidente del Parlamento di Borgogna, costantemente disposto a sfidare i Re di Francia, vissuta negli agi dell'aristocrazia, era - testimonia la sua segretaria particolare, la nipote Madre Francesca Maddalena - " di una bellezza naturale assai attraente, una dama perfetta ".  A vent'anni andò in sposa al Barone di Chantal da cui ebbe sei figli e vissero insieme, nel leggendario castello di Bourbilly, un matrimonio da favola fino a che, a ventotto anni, quando il marito fu ucciso in un banale incidente di caccia, improvvisamente rimase vedova. Dopo il marito, ben presto vide morire, l'uno dopo l'altro, tutti i suoi figli: una sola figlia le sopravvisse. In lei si realizzò l'antico motto gentilizio " Virescit vulnere virtus " ( " Con le ferite prende vigore la virtù " ): il fratello minore, Andrea, divenne Arcivescovo di Bourges e fu a Digione che ella, ormai più che trentenne, conobbe San Francesco di Sales mentre predicava la Quaresima del 1604. Con lui e guidata dal suo carisma, a trentotto anni, il 6 giugno 1610, fondò un ordine dedito, nello spirito della Visitazione, alla cura dei malati, che, poi, per disegni imperscrutabili, fu trasformato in ordine di clausura. Divenne, allora, energica Madre e instancabile viaggiatrice per le necessità del suo ordine, ricercata e onorata da tutti i Grandi di Francia, con i quali intesse una fitta rete di corrispondenza: universalmente considerata santa già in vita, di lei ci restano oltre quattromila lettere inviate alle consorelle, ai familiari e ad altre persone.
       Le Visitandine, sotto la sua guida, fiorirono rapidamente e divennero a tutti assai care, così come ancora lo sono a coloro che hanno la ventura di conoscerle: alla morte di lei, avvenuta a quasi settant'anni nel 1641, si contavano più di 80 monasteri; oggi, trascorsi più di 400 anni dalla fondazione, i monasteri nel mondo sono oltre 160.
       Un particolare aspetto della spiritualità delle Visitandine, che sorprende al loro primo incontro, è che, pur chiuse tra le mura del Monastero, esse sono aperte al mondo e più comunicative ancora di coloro che sono del mondo; e ciò avviene per effetto di uno straordinario atto caritativo nei confronti del Corpo Mistico di Cristo. Il Monastero - esse dicono, sempre con dolcezza e umiltà - supplisce a quello che gli altri non fanno: ringraziare il Signore, chiedergli perdono, implorarlo per i bisogni dell'umanità e di chi a loro si rivolge anche attraverso i più moderni mezzi di comunicazione. Per questo, esse ci tengono a sottolineare che l'emissione dei voti temporanei da parte delle neo-professe è un arricchimento per tutta la Diocesi.
       Mons. Palletti, nell'omelia, ha rilevato che ciò accade a chi mette in pratica i consigli evangelici, che, in quanto tali, sono rivolti non solo a chi professa i voti, ma anche a ciascuno di noi: con il voto cambiano soltanto le modalità dell'osservanza e il vincolo dell'osservanza.
       I consigli evangelici - ha spiegato il Vescovo Ausiliare - sono, infatti, le proposte che Gesù rivolge nel Vangelo a ogni uomo: " Se vuoi, seguimi ". E - ha aggiunto - a differenza di quanto il mondo ritiene, i voti non pongono limiti o costrizioni a chi li emette, ma esprimono, piuttosto, la precisa volontà di liberarsi da ogni condizionamento. " Quel se vuoi è da intendere come profondo atto di responsabilità da parte della volontà di fronte a un comando: solo se veramente vuoi ". La libertà di quel " se vuoi " diventa, allora, la condizione per una donazione ancora più integrale della nostra volontà e della nostra vita.
       Mons. Palletti ha, quindi, preso brevemente in considerazione ognuno dei tre c.d. consigli evangelici: povertà, castità e obbedienza.
         Egli ha ricordato che Gesù ha scelto la povertà per sé e per sua Madre, e l'ha proposta ai suoi discepoli. Il mondo - ha rilevato - considera la povertà come una semplice rinuncia ai propri beni, ma è necessario un profondo atto di fede nel Vangelo per comprendere che, per camminare nel Signore, occorre tirar fuori dal bagaglio della propria vita almeno le cose superflue: " Chi intraprende un viaggio - ha detto, con una efficace immagine - deve camminare leggero, perché altrimenti il bagaglio prima o poi gli pesa, il viaggio diventa faticoso e, forse, egli non riesce a raggiungere la meta ". Mons. Palletti ha anche sottolineato che, chiedendoci la povertà, il Signore non ci chiede la miseria, e ne ha messo in rilievo la differenza: misero è colui che non ha il necessario per vivere; povero è colui che vive col necessario.
       Mons. Palletti ha, poi, rilevato che la castità per il mondo è la rinuncia ai propri affetti più cari: " Se fosse così, - ha commentato - sarebbe disumanità; non sarebbe un dono ". Essa, invece, - ha precisato - è l'espressione più profonda dei nostri affetti, totalmente canalizzati verso Dio. Così, la claustrale diventa totalmente " Sponsa Christi ", come la sposa diventa totalmente sposa del suo sposo. Ha anche detto che è vero che ciò comporta delle rinunce, ma che questo dipende dalla legge della vita: " Se scelgo una direzione, automaticamente rinuncio a tutte le altre: ma la scelta è quella direzione, non la rinuncia alle altre ".
       Mons. Palletti ha, infine, rilevato che l'obbedienza non è, come pensa il mondo, la mortificazione della volontà: " Ma Dio non mortifica nessuno! ". Essa, invece, è la donazione della propria volontà, non per essere sottomessa, ma per essere conformata a quella di Dio. La volontà conformata è la volontà dei figli che, nell'obbedienza al Padre, trova la piena realizzazione di sé.
       Mons. Palletti ha concluso constatando che chi assume i consigli evangelici come norma costante di vita fa un passo avanti, e non uno indietro, perché nel Regno dei Cieli tutti, proprio tutti e nessuno escluso, saremo poveri, casti e obbedienti: saremo poveri perché non avremo bisogno di niente; saremo casti - perché come dice il Vangelo ( Lc 20, 34 ) - non ci sarà più né moglie né marito; saremo obbedienti perché saremo immersi per sempre nella Sua volontà.
       Si comprendono adesso quelle parole un po' arcane che la grande santa Giovanna Francesca di Chantal ci ripete ancora oggi con tanta dolcezza e umiltà: " Mio Dio e mio Tutto ".
              
       A cura di
 PierLuigi Pastorino

I Monasteri della Visitazione d'Italia

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