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Il Card. Bagnasco chiude l'Anno Giubilare alla Visitazione di Genova

Il Cardinale inizia la Concelebrazione Eucaristica          

            Solenne Concelebrazione
                     per la chiusura
                 dell'Anno Giubilare 
              per il 4° Centenario di Fondazione dell'Ordine della Visitazione
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Domenica 19 dicembre alle ore 10 Sua Eminenza il Card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI ed Arcivescovo di Genova ha presieduto nella chiesa del nostro Monastero la solenne Concelebrazione Eucaristica per la chiusura dell'Anno Giubilare in occasione del 4° Centenario della Fondazione dell'Ordine della Visitazione. La partecipazione dei fedeli al nostrorendimento di grazie è stata veramente grande e ci ha ritrovati tutti uniti nella preghiera e nella lode, perchè il Signore nonostante la nostra piccolezza e devolezza fa sempre "grandi cose in noi".
Con sua Eminenza hanno concelebrato il nostro Parroco, Rev.do don Corrado Franzoia con altri sacerdoti.
Riportiamo qui il testo dell'omelia del Cardinale Arcivescovo.

Il momento dell'Omelia Carissimi fratelli e sorelle, carissime sorelle claustrali dell'Ordine della Visitazione:
la nostra gioia è grande perchè celebriamo la divina Eucaristia nel giorno del Signore, il giorno più bello e importante della settimana per noi cristiani,  dove partecipiamo al sacrificio di Cristo, unico ed eterno sacrificio che è l'oblazione del Signore Gesù al Padre nello Spirito Santo  per la nostra salvezza. E la divina Eucaristia ci introduce ogni volta in questo santo Mistero della nostra Redenzione per unirci alla liturgia del cielo e fare della terra e di ciascuno di noi un'oblazione gradita a Dio nella fede, nella fiducia e nell'amore. Siamo qui per concludere anche, ed ecco che la nostra gioia si alimenta, il Giubileo di fondazione dell'Ordine della Visitazione nella memoria della nascita al cielo di santa Giovanna Francesca di Chantal, fondatrice dell'Ordine claustrale che qui vive in Genova, come una grazia. E la santa ci Il piccolo Coro delle Sorelle della Comunitàrimanda necessariamente, com'è noto, a un altro grande gigante di spiritualità cristiana e cattolica, specialmente del cinque, seicento, san Francesco di Sales. A tutti è noto la dimensione della tenerezza, dell'affabilità di san Francesco di Sales che trasfonde nei suoi figli spirituali; gli scritti che in particolare a santa Giovanna Francesca san Francesco a indirizzato, dando delle indicazioni di vita spirituale assolutamente attuali. E di lui la Chiesa ricorda soprattutto, e innanzi tutto, il tratto, appunto,  dell'amore che rifletta l'amore di Dio per gli uomini e che, possiamo dire, riflette l'amore che si manifesta nella tenerezza di Gesù Bambino. Ormai siamo alla vigilia del santo Natale. Quella tenerezza che ha il sapore dell'infanzia e che ha sempre tanto potere, tanto fascino, tanto contagio sugli uomini di tutti i tempi, anche sul nostro tempo, che, quanto più è frenetico e rincorre beni materiali e a volte sembra voler fare a meno di Dio, tanto più è triste interiormente e bisognoso di consolazione e di tenerezza. Ecco, allora, che il mistero del Natale ci viene incontro e rinnova anche questo calore, al cuore e allo spirito,  di cui l'uomo moderno ha particolarmente bisogno. E san Francesco di Sales che guida l'anima e le opere di santa Giovanna ci ricorda e ci sollecita proprio a questa dimensione dell'amore di Dio che non è mai compromesso col male e è sempre accoglienza, dolcezza col peccatore. E allora, carissime sorelle, siamo qui per pregare con voi e pregare per voi e per ringraziarvi, come già altre volte ho fatto, per la vostra presenza e per il vostro servizio nella nostra diocesi, il servizio della preghiera, della memoria, della testimonianza del primato di Dio, di cui tutti noi abbiamo assoluto bisogno. Tanto più quanto viviamo in una cultura dove tutto sembra che sia essere frutto delle nostre organizzazioni, delle nostre attività, anche noi Sacerdoti, delle nostre programmazioni, delle nostra volontà, del nostro darci da fare. Tutto questo La consacrazioneè necessario solo se vi è un'anima e l'anima ce la ricordate voi con la vostra preghiera, il silenzio, la clausura, la separazione dal mondo, che è il modo migliore per essere nel mondo. Che cosa possiamo ancora ricordare in questa IV domenica di Avvento, in questa celebrazione festosa e umile del Giubileo? Ci lasciamo parlare dall'esempio di san Giuseppe. Lo abbiamo appena ascoltato nel santo Vangelo: Giuseppe si accorge che Maria santissima, la sua futura sposa, è incinta, certamente si pone degli interrogativi, il suo animo viene messo alla prova, il dolore è grande: tutto questo il Vangelo non lo dice, ma è sottinteso con assoluta ovvietà. E dato che egli è un uomo giusto, dice il Vangelo, vuole rimandarla in segreto. E qui, già, ci fermiamo: perché abbiamo bisogno di ritrovare la discrezione e la misericordia. Giuseppe è un uomo giusto, per questo non vuole esporre alla pubblica vergogna, alla derisione, all'emarginazione, al giudizio di condanna, Maria. E' un uomo giusto. Rispetta la verità, ma non infierisce su chi ha commesso, in questo caso, invece, non ha commesso, ma apparirebbe ad uno sguardo umano, un crimine, un delitto, un peccato. E' un uomo giusto. In lui regna il silenzio, la dSaluto ai fedeli al termine della Celebrazioneiscrezione, il riserbo e quindi progetta di rimandare Maria nel segreto. Noi siamo oggi chiassosi, tutto vogliamo esternare qualunque cosa, fatto, parola, soprattutto altrui, e quanto più questi fatti, parole sono deprecabili, tanto più sembra che ci sia un gusto di esternazione perché il mondo gridi il giudizio di condanna e perché il soggetto venga deprecato, umiliato, ucciso moralmente. Non c'è possibilità di riscatto, non c'è voglia di risurrezione; checché si dica a parole sulla dignità dell'uomo, sulla collaborazione, sulla solidarietà, spesso l'agire è il contrario. Giuseppe è un uomo giusto. Ma qualcosa succede: in sogno un angelo appare e gli spiega il fatto: "Non temere, ciò che in Maria è nato, ciò che in lei è concepito è opera dello Spirito Santo". Giuseppe si sveglia e compie ciò che l'angelo gli ha indicato "Non temere di prendere Maria tua sposa". Ad uno sguardo razionalista l'episodio ci fa sorridere, forse di sufficienza, forse di pena. Questo pover'uomo, bonaccione, sempliciotto, crede ai sogni. Ma in realtà siamo ricondotti, attraverso l'esempio di Giuseppe, alla fede. Siamo ricondotti a leggere le cose della vita nella luce della fede, perché se la fede non entra nel tessuto vivo delle nostre cose resta astratta e Giuseppe ci insegna, qui, una lettura di fede, un uomo di fede che si fida dei segni. Il segno, di natura sua, svela e vela, nello stesso tempo, indica qualcosa, ma rimane oscuro. Il segno indica una direzione, ma non scopre tutto un disegno. E' un elemento di affidabilità, invoca la nostra fiducia, il nostro affidarci, ma lascia anche lo spazio dell'incerto, altrimenti non sarebbe un segno, sarebbe una dimostrazione. E Giuseppe si fida di un sogno. Ci dobbiamo chiedere quanto noi leggiamo la vita con lo sguardo  della fede o pretendiamo che tutto sia chiaro e distinto, senza spazi per le ombre che ci chiedono di buttarci nelle mani di Dio, della divina Provvidenza che guida la nostra vita. Penso che anche santa Giovanna di Chantal, così come san Francesco di Sales, così come tutti i santi abbiano vissuto di questa fede che non pretende tutta la luce, ma si fida di quel poco di luce, di quelle fessure, di quegli spiragli luminosi che la bontà di Dio lascia filtrare sulla nostra esistenza. E a quegli spiragli di luce, così come Giuseppe ha fatto, ognuno di noi è chiamato ad appendere sé stesso, ad appendere le proprie speranze, ad illuminare i propri dubbi, a riscaldare le proprie prove. Non tutto Dio ci dice sulle nostre vicende, ma ci dice ciò che è sufficiente perché possiamo proseguire fidandoci di lui. Ecco che cosa fa Giuseppe, che cosa fanno i santi di ieri e di oggi, che cosa siamo invitati noi, carissimi fratelli e sorelle, a fare. CareVisitandine, continuate a pregare per noi, perché noi Pastori possiamo essere non solo maestri di fede, ma uomini di fede e perché la nostra diocesi cresca nella fede e nella fiducia, nell'abbandono a Dio, perché quando viviamo affidati a Cristo allora diventiamo anche più buoni tra noi, e ne abbiamo tutti bisogno

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