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Riflessione sulla santità cristiana dal Monastero della Visitazione di Palermo

Chiesa e monastero di Palermo             L'essere cristiano
come culmine dell'essere umano
 
  Quando Gesù invita con intenso sguardo d'amore alla sua sequela, egli rivolge un appello alla libertà umana, toccandone la fibra più segreta, nota a lui solo, Creatore del cuore umano: "Se vuoi essere perfetto..." (Mt 19,21).
  C'è una relazione vitale, necessaria, tra la sequela di Cristo, cioè tra l'essere cristiani, e l'essere perfetto, per il raggiungimento di un pieno sviluppo dell'essere umano; il passaggio dall'uomo naturale all'uomo spirituale (cfr. I Cor 14, 15) è una rigenerazione, un entrare nella vita in Cristo, "Primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,29), immagine perfetta dell'uomo nuovo. Pertanto, quanto più radicale è la risposta a quell'invito, tanto più l'esistenza umana si eleva per un principio nuovo di vita, che trascende la finalità precaria di questo mondo.
  Paradossalmente, è proprio dal riservato recinto di un  chiostro che emerge singolarmente la testimonianza di una vita in cui l'umano, nell'atto stesso in cui sembra essere stato rinnegato, mortificato, si afferma con pienezza, animato da valori che ne illuminano le più profonde aspirazioni. La separazione materiale dal mondo, il distacco dalle realtà transitorie della vita, non sono altro che una condizione per attuare con assoluta libertà il quotidiano cammino di conversione e di trasformazione in Cristo.
  Il sereno ritmo di vita, scandito dalla preghiera, dal lavoro spesso faticoso, dalla comunione fraterna in cui ciascuna è dono di sé all'altra, l'atmosfera di silenzio e di religioso ascolto del Verbo della Vita, tutto ciò crea quell'equilibrio umano che traspare dai volti delle contemplative e da tutto il loro essere, pervaso dal "frutto dello Spirito: amore, gioia, pace pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé..." (Gal 5, 23).Le Sorelle del Monastero di Palermo in un momento di fraterna comunione
   È questa la testimonianza più immediata che esse offrono a chi si accosta al mondo claustrale, suscitando una segreta attrattiva, dando una risposta a esigenze intime, sopite o ignorate, e a quella sete di Dio che mai il cuore umano potrà estinguere. È stupore, ma è anche profonda nostalgia, il ridestarsi della "naturale inclinazione ad amare Dio sopra tutte le cose, memoria del primo principio e Creatore che ci rammenta - spiega acutamente san Francesco di Sales - che apparteniamo alla sua divina bontà" (Trattato dell'amor di Dio, L. I, 18). 
  "Ci hai creati per te, e il nostro cuore non trova pace fin quando non riposa in te!", esclama Agostino (Le Confessioni, I,1).
  Pur tra tante conquiste che esaltano l'uomo, il mondo, quando si sottrae ostinatamente al proprio destino eterno, resta per lui una prigione dorata, con falsi miraggi, poiché "il mondo passa con la sua concupiscenza..." (I Gv 2, 17), ma dietro le grate delle claustrali pulsa la vita di chi, "compiendo la volontà di Dio, rimane in eterno" (ivi).
  "La contemplativa claustrale adempie in sommo grado al primo Comandamento del Signore: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, con tutta la tua mente" (Lc 10, 27), facendone il senso pieno della sua vita e amando in Dio tutti i fratelli e le sorelle. Ella tende alla perfezione della carità scegliendo Dio come "l'unico necessario" cfr. Lc 10, 42), amandolo esclusivamente come il tutto di tutte le cose, compiendo con incondizionato amore per Lui, nello spirito di rinuncia proposto dal Vangelo, il sacrificio di ogni bene, ossia rendendo sacro a Dio solo ogni bene, perché Lui solo dimori nel quietissimo silenzio claustrale riempiendolo con la sua Parola e la sua Presenza, e la Sposa possa veramente dedicarsi all'Unico, "in continua preghiera e intensa penitenza" (PC, 7) nel mistero di un amore totale ed esclusivo".
  Questa luminosa sintesi del documento Verbi Sponsa (n° 5), puntualizza mirabilmente il senso proprio della vocazione contemplativa claustrale, nel cuore della Chiesa e dell'umanità, riconoscendole uno speciale ruolo di profezia dell'Assoluto, e di testimonianza della intima tensione verso la perfezione della carità; non la mera perfezione umana privilegiata dalla moderna antropologia, ma la perfezione dell'essere secondo il progetto del Creatore, in obbedienza alla legge dell'amore, primo e sommo comandamento.
  È ancora Francesco di Sales che nella prospettiva eminentemente soprannaturale del suo umanesimo, addita questa suprema dignità dell'uomo con una celebre affermazione: "L'uomo è la perfezione dell'universo, lo spirito la perfezione dell'uomo, l'amore quella dello spirito, la carità quella dell'amore. Ecco perché l'amore di Dio è il fine, la perfezione e l'eccellenza dell'universo" Trattato, X, I).
   Dal primo principio, come da sorgente, si ascende al fine ultimo: la perfezione della carità, culmine dell'essere umano, creato e redento per entrare nella comunione d'amore con Dio.
   In semplicità e umiltà di vita, una comunità contemplativa si situa in seno a questo mistero di elezione, compiendo un cammino di perfezione che conosce le gioie ma anche le austere esigenze della sequela di Cristo. Un monastero, infatti, non è una tenda piantata sul Tabor per la beatitudine della contemplazione, ma un deserto da attraversare per un esodo che dura una intera vita, spesso nell'aridità e nella monotonia del quotidiano. La claustrale sa che dalla dura roccia sgorga l'acqua per la propria sete e per la sete del mondo. Essa si fa segreto canale di quest'acqua, per una missione nascosta ai suoi stessi occhi, poiché aderisce a tutto il suo essere, ed annuncia con la sua vita la più esaltante verità:
  "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! [...] Noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è" (I Gv 3, 1-2).
 
  MONASTERO DELLA VISITAZIONE PALERMO

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