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Storia dell'Ordine

Gli inizi


La fondazione avviene il 6 giugno 1610 ad Annecy.Primo Monastero dell'Ordine  Quel giorno Giovanna Francesca Frémyot di Chantal e le sue prime compagne – Maria Giacomina Favre (il cui padre pera grande amico del Vescovo), Giovanna Carlotta de Bréchard ed Anna Giacomina Coste ricevettero dal Fondatore un sunto delle Costituzioni e presero alloggio in una piccola casa, detta “della Galleria". Ma qual era lo scopo della nuova fondazione? Il Santo Vescovo di Ginevra lo spiegò qualche tempo dopo – con poche ed efficaci parole – in una lettera indirizzata all’Arcivescovo di Lione, che tanta parte ebbe nel determinare la fisionomia definitiva dell’Ordine; il fine, dunque, era di

“dare a Dio delle figlie di preghiera e delle anime così interiori, che siano giudicate degne di servire la Sua Maestà infinita e di adorarla in spirito e verità”.

E perché il titolo di Visitazione di Santa Maria"?Galeria
Perché questo mistero nascosto, non ancora celebrato nella Chiesa così solennemente come gli altri, lo fosse almeno tra le sue figlie. Era intenzione di San Francesco di Sales, inoltre, che le Suore si dedicassero in parte alla visita e alla cura dei poveri – sebbene ciò non dovesse costituire la loro principale attività – seguendo in questo l’esempio di Maria nella visita a Santa Elisabetta. Che la nuova Congregazione fosse opera dello Spirito Santo lo si poté ben presto constatare: da subito alcune giovani chiesero di unirsi al gruppetto delle fondatrici e, prima che fosse trascorso un anno, la comunità contava già dieci membri.Come tutti gli inizi, anche quelli della Visitazione non furono facili. Ma proprio di questo la Provvidenza si servì per far risaltare la bellezza del carisma e la virtù di coloro che per prime furono chiamate a viverlo. Il loro “buon odore” si diffuse abbastanza presto, ed il 25 gennaio 1615 Madre di Chantal ed altre tre sorelle, con una giovane novizia, partirono alla volta di Lione per fondarvi un nuovo monastero.Consegna delle Regole L’Arcivescovo di quella città – mons. de Marquemont –, però, non approvava l’uscita delle religiose dal convento, fosse pure per scopi caritativi; San Francesco di Sales accettò di modificare il suo progetto originario e di erigere, nel 1618, la “piccola congregazione” della Visitazione in Ordine religioso formale, con voti solenni e clausura pontificia, sotto la Regola di Sant’Agostino. Vista dall’esterno questa vicenda potrebbe far pensare ad una rinuncia, ad una limitazione. In realtà l’impegno caritativo delle Visitandine, per uno di quei “giochi” della Provvidenza che si serve anche degli eventi più semplici, crebbe immensamente. Infatti non si limitò più a percorrere le strade dell’una o dell’altra città, ma da quel momento cominciò a percorrere le vie della preghiera; con questo mezzo ciascuna monaca diventa strumento dell’attività apostolica più alta: quella di farsi tramite nascosto tra Dio e gli uomini.Ma torniamo alla nostra storia. I monasteri si moltiplicavano e nel 1619 fu la volta della prima fondazione nella capitale francese: Parigi. A partire da quegli anni le “Sante Marie” – com’erano chiamate allora le Visitandine – furono richieste da molte altre città, tanto che alla morte di San Francesco di Sales vi erano già tredici monasteri, presenti in Savoia e in Francia. Madre di Chantal si trovò allora da sola alla testa di un Ordine che, a dispetto delle sue ripetute raccomandazioni a

“crescere più dalla parte delle radici che da quella dei rami”,

era in continua espansione. In questo sviluppo la Fondatrice si prodigò per mantenere vivo fra le sue figlie lo spirito del suo Beato Padre ed affinché non venisse meno il vincolo dell’unità e della carità. Alla morte della Santa si contavano ottantasette case, delle quali tre in Italia (Aosta, Pinerolo e Torino) ed una in Svizzera (Friburgo), ma anche in seguito la crescita dell’Ordine non si arrestò.

Lo sviluppo

In Italia la prima fondazione fu ad Aosta (1633), seguita da Pinerolo (1634) e quindi da Torino (1638) che fu anche l’ultima fatica di Santa Giovanna Francesca di Chantal. Proprio da Torino partirono, nel 1671, le Madri fondatrici del monastero di Roma, centro della cristianità. Oltre a Torino, due sono i monasteri italiani usciti direttamente da Annecy: quello di San Vito al Tagliamento (in Friuli) nel 1708, e quello di Palermo nel 1731. Nel corso dei secoli le fondazioni si sono susseguite e, nonostante le alterne vicende storiche attraverso cui l’Ordine è dovuto passare, tra rivoluzioni e restaurazioni, governi favorevoli o contrari, attualmente è presente in quasi tutto il mondo e conta poco più di centocinquanta monasteri, dei quali trenta nel nostro Paese.Un evento soprannaturale ha profondamente segnato la vita del nostro Istituto: le rivelazioni del Sacro Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque, Visitandina del monastero di Paray–le–Monial. Gesù le si rivelò in più apparizioni a partire dal 1673, manifestando il suo dolore per la freddezza ed indifferenza di tanti figli della Chiesa e chiedendo riparazione. Le pratiche che costituiscono l’aspetto esterno della devozione al Sacro Cuore (per citare le principali: l’atto di consacrazione ed i nove “primi Venerdì” del mese) mirano a ricondurre le anime all’amore di Dio e a stabilirle in una maggiore intimità con il Signore. La stessa Santa affermava che la missione di

“amare e far amare il Sacro Cuore”

era un dono ed un compito proprio dell’Ordine della Visitazione. Da quei primi tempi, le iniziative a questo riguardo si sono moltiplicate ed ancora oggi molti monasteri sono veri e propri centri di irradiazione di questo inestimabile tesoro.Non è facile, comunque, sintetizzare in poche righe la storia di una famiglia religiosa che attraversa ormai quasi quattro secoli e si estende in più di mezzo mondo. Che cosa ha permesso alla Visitazione di sopravvivere a tutto quel che ha dovuto passare? Semplicemente la fedeltà al carisma originario, così come lo stiamo qui tratteggiando e come – pur tra innumerevoli limiti – ci sforziamo di viverlo. In effetti, questa fedeltà è ciò che ha preservato l’Ordine da tante pericolose deviazioni, sia che queste provenissero dall’esterno della Chiesa (come lo spirito delle ideologie secolariste o un certo materialismo) sia dall’interno di essa (per esempio, le tante letture distorte del Concilio Vaticano II). In effetti, lo spirito di umiltà, piccolezza, nascondimento e semplicità proprio dell’Istituto è ancora il suo vero garante e custode. E, guardando ad alcuni momenti difficili, fu sempre la fedeltà, molte volte eroica, che fece superare alle Visitandine gli anni bui delle soppressioni e delle lotte e rivoluzioni anticlericali.
Accadde in Francia alla fine del XVIII secolo, dove, da Annecy fino all’ultima fondazione, non rimase più una sola casa aperta, le sorelle furono disperse ed imprigionate ed i beni confiscati. Passata la bufera, tra mille ostacoli si cercò di ristabilire almeno la maggior parte delle antiche comunità; il primo monastero di Annecy fu restaurato nel 1822 ad opera di una Visitandina professa di Venezia, che per questa impresa affrontò innumerevoli sofferenze e privazioni. Accadde ancora all’inizio del ‘900 alle fondazioni del Messico e, solo pochi anni più tardi – nel 1936 –, a quelle di Spagna. Tra i tanti martiri della guerra civile che insanguinò il Paese iberico ci furono anche sette Visitandine, beatificate da Giovanni Paolo II il 10 maggio 1998.

Al passo della Chiesa

Passando a dare uno sguardo agli eventi che ci hanno coinvolte quale parte della Chiesa, ricordiamo che negli anni ’50 del secolo scorso, rispondendo ad una precisa volontà del Papa, i monasteri si sono riuniti in Federazioni, pur mantenendo ciascuno la propria autonomia. Le Federazioni sono organismi di collegamento istituiti per favorire il reciproco aiuto, principalmente nell’impegno di fedeltà al carisma di fondazione, ed anche sul piano materiale. Ma, concretamente, di che cosa si tratta? In pratica, i monasteri appartenenti ad una medesima area geografica e linguistica si riuniscono per un mutuo scambio di aiuto, consiglio, sostegno nelle diverse situazioni. Una sorella viene eletta come Madre Presidente Federale e altre sono chiamate a coadiuvarla quali consigliere, ma né la prima né le seconde hanno autorità sui singoli monasteri; i loro interventi sono soprattutto di carattere morale.

Il Concilio Vaticano II

Il Concilio Vaticano II ha avuto vaste ripercussioni sulla vita consacrata in genere e, di conseguenza, sull’Ordine della Visitazione. Lo sforzo di adattamento delle Regole alle nuove direttive della Chiesa è stato notevole ed ha portato alla stesura delle Costituzioni rivedute attualmente in vigore, approvate dalla Santa Sede il 24 gennaio 1989. I cambiamenti che – di conseguenza – si sono resi necessari hanno, tuttavia, interessato solo quella parte della vita che, per forza di cose, dipende dal contesto sociale in cui si è inseriti. E quando un Istituto attraversa quattro secoli di storia, è inevitabile che ciò accada. Due, comunque, sono stati i cambiamenti più rilevanti. Il primo riguarda la liturgia. Per volere dei Fondatori, le sorelle celebravano ogni giorno il Piccolo Ufficio della Beata Vergine Maria in latino; già verso la fine degli anni ‘60 si cominciò a celebrare l’Ufficio divino in italiano ed in seguito fu adottata la Liturgia delle Ore, che è la preghiera ufficiale della Chiesa, affidata in modo particolare ai Sacerdoti e ai consacrati. Da un punto di vista eminentemente pratico, inoltre, aderendo alle direttive post–conciliari, si è giunti ad una maggiore semplificazione e ad una vita fraterna meglio caratterizzata secondo il Vangelo.
Il cammino del dopo–concilio è stato segnato soprattutto da due grandi pontificati: quello di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. Ambedue hanno lasciato un segno importante nella Chiesa e nel suo modo di rapportarsi con la modernità. Specialmente il secondo, con il suo vasto magistero e la sua grande attività pastorale, ha avuto dalla Provvidenza il compito di traghettare la barca di Pietro nel Terzo millennio dell’era cristiana. Le comunità visitandine hanno seguito l’attività di ogni Pontefice con affettuosa attenzione, pregando ed offrendo anche per il loro immane compito pastorale. Il Grande Giubileo del 2000, preparato da Giovanni Paolo II fin dai primi mesi del suo servizio come Vescovo di Roma, ci ha impegnate in uno sforzo più intenso di partecipazione alla vita della Chiesa, di conoscenza ed approfondimento del Magistero, di implorazione del dono dello Spirito Santo perché si giunga ad un vero rinnovamento “della faccia della terra” (per dirlo con le parole della liturgia). Ora chiediamo al Signore di sostenere Benedetto XVI nel difficile momento che stiamo attraversando – momento in cui sono tante le spinte disgregatrici che minacciano la Chiesa e la società – perché il suo impegno di far comprendere il legame inscindibile che unisce fede e ragione porti il frutto sperato.

I Monasteri della Visitazione d'Italia

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