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Mese di Aprile

L’amore di Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. (2 Cor 2, 14-15) 

“Ascolta o Teotimo…” -esclama san Francesco di Sales, citando quella che egli definisce la più energica, la più pressante e la più meravigliosa esortazione che mai sia stata offerta per condurci tutti all’estasi della vita e dell’azione- “fa’ attenzione e pondera la potenza e l’efficacia delle parole infiammate e celestiali di quell’Apostolo completamente rapito e trasformato dall’amore del Signore[…]. Ne consegue, dunque, o cristiani, ciò che Cristo ha desiderato da noi morendo per noi.
Ma che cosa ha desiderato da noi, se non che ci conformassimo a Lui al fine, dice l’Apostolo, che coloro che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è
morto e risuscitato per loro?” (TAD, Libro VII, cap. 8)

L’estasi della vita

…è la vita nuova, è la vita secondo lo spirito, frutto della redenzione che il Cristo ci ha ottenuto a prezzo del suo sangue. Il santo Dottore la illustra alle anime che vogliono
impegnarsi a vivere il mistero pasquale nell’attualità della loro vita, invitandole a trasfigurare in gioia la realtà quotidiana.
“Vivere secondo lo Spirito-scrive a Madre de Blonay- è pensare, parlare e operare secondo le virtù che sono nello spirito, e non secondo i sensi e i sentimenti che sono
nella carne…Ma quali sono queste virtù dello spirito? Sono la fede, la speranza e la carità…Vivere secondo lo spirito, è amare secondo lo spirito, con un amore puro,
solido e costante, che ha il suo fondamento in Dio”. Trattate gli affari della terra con gli occhi fissi al cielo, suggerisce a Madre de Chantal.

Guardare le cose di lassù 
…ove Cristo risorto siede alla destra del Padre. Solo lo sguardo rivolto in alto può dare la forza di superare le tribolazioni della vita. È l’insegnamento che san Francesco di Sales dà a Filotea con un mirabile esempio: “ Gli alcioni fanno i loro piccoli nidi come una palla, e non lasciano in essi che una piccola apertura verso l’alto: li pongono sulla riva del mare e li fanno del resto così chiusi e impenetrabili che, anche se arrivassero le onde, l’acqua non vi può entrare; restano così sempre all’insù, restano nel mezzo del mare, sul mare e padroni del mare. Il tuo cuore, cara 

Filotea, deve essere così, aperto solamente al cielo, e impenetrabile alle ricchezze e alle cose caduche: se ne avete, tenete il vostro cuore libero dall’attaccamento ad
esse; che sia sempre rivolto in alto, e che fra le ricchezze sia senza ricchezze e padrone delle ricchezze. […] Oh! Beati coloro che non fondano il loro coraggio su una
vita così ingannevole ed incerta come questa, e non ne tengono conto che come una passerella per passare alla riva celeste. È in questa che dobbiamo riporre le nostre speranze e le nostre aspirazioni.
Andiamo verso l’eternità, ci siamo già quasi con uno dei due piedi…”
Andare verso l’eternità è il movimento dell’uomo nuovo, che per l’evento pasquale vede dischiuse dinanzi a sé le porte del cielo. Per affrontare il santo viaggio
della vita, egli deve liberarsi da tutto ciò che lo tiene avvinto alla terra.
L’amore forte come la morte
Un insigne studioso – E. M. Lajeunie- osserva che “san Francesco di Sales ha ben compreso, con l’Apostolo, che l’Incarnazione, coronata dalla Risurrezione, ha
collocato la natura umana di Cristo all’apice non soltanto di tutta la razza umana, ma anche di tutto l’universo creato, interessato dalla salvezza così come lo era dalla
colpa. Questa visione indica la via anche al nostro amore: un amore che deve passare attraverso la croce per sfociare nella Gloria; con la mistica della morte a noi stessi nel
Cristo, noi passiamo in lui per appartenere a lui e non a noi stessi. È una dottrina prettamente paolina questa che Francesco di Sales mette al centro della sua,
basandosi su questo testo: «Sì, l’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti […] perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui
che è morto e risuscitato». È questo il senso profondo, normale e sublime dell’estasi salesiana”.


Viva Gesù!
Affascinati dallo splendore di questo mistero, che trasfigura la povera esistenza umana, facciamo nostro il cantico d’amore con cui san Francesco di Sales sigilla il suo Trattato, dando ali alla penna nello slancio incontenibile del suo cuore:

O amore eterno, la mia anima
ti cerca e ti sceglie per l’eternità!
O amare, o morire! Morire e amare!
Morire ad ogni altro amore
per vivere per quello di Gesù,
per non morire per l’eternità.
Viva Gesù!
Amo Gesù che vive e regna
nei secoli dei secoli. Amen.

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